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LA CORTE A SORPRESA
Un progetto di social housing a Parigi fa della nuova frontiera dell’abitare un luogo nuovo e antico allo stesso tempo.

A questo termine dobbiamo cominciare ad abituarci: social housing. Significa edilizia sociale, dedicata alla popolazione con fasce di reddito ridotte: d’ora in poi le nuove normative di gestione del territorio di alcune città pilota (in Italia peer esempio Milano) impongono che siano almeno il 35% delle case della città.


A breve tutti i comuni italiani si adegueranno come sta già accadendo molti Paesi europei, e il social housing diventerà la forma progettuale più diffusa.
 
Niente a che vedere con le case popolari dell’ultimo secolo. Il binomio obbligatorio di questo tipo di residenze è: alta qualità per basso costo. Basso costo di costruzione e soprattutto di manutenzione, quindi basso costo di acquisto (sotto i 1800 €/mq) e massimo risparmio energetico. Alta qualità di prestazioni energetiche e alta qualità della vita degli abitanti.
 
Tutto questo è ottenibile in maniera agevole con il ricorso alla bio architettura, che utilizza criteri costruttivi semplici ma efficaci, con materiali naturali e reperibili facilmente sul posto e con soluzioni impiantistiche che consentono alte performances energetiche e alto comfort interno nelle abitazioni.
 
Esempi in giro per l’Europa ne stanno nascendo moltissimi, soprattutto oltralpe.
A Parigi per esempio, questo edificio di 34 unità abitative è stato progettato dagli architetti francesi dell’Atelier Du Pont e costruito in un quartiere periferico dove già erano presenti servizi fondamentali per la popolazione residente come una palestra e una scuola.
Nelle vicinanze vi sono alloggi a basso costo degli anni '50, che saranno demoliti, come è nella logica del social housing: demolire case di bassa qualità, dove possibile, e ricostruirle migliori.
 
Poco lontano, un edificio di due piani con al centro un cortile nello stile delle antiche fattorie locali, ha ispirato i progettisti nella definizione dell’assetto da dare a questo nuovo intervento.
L’edificio si affaccia infatti su un parco di platani di oltre 700 anni, uno splendido spazio verde protetto la cui disposizione perpendicolare alla strada ha svolto un ruolo chiave nella decisione dell’Atelier Du Pont di scegliere un layout che idealmente lo abbracciasse con una forma a U.
 
Il tetto a doppia falda riecheggia lo stile imposto dalla architettura suburbana tipica del posto, ma gli appartamenti del tetto non soffrono di una riduzione di superficie rispetto a quelli sottostanti.
I diversi rivestimenti esterni, in ceramica bianca verso la strada e in legno verso il cortile, vogliono sottolineare la doppia natura della casa che si apre sia verso l’esterno che verso l’interno.
 
Il desiderio dei progettisti di abbandonare le grandi dimensioni si riflette nella decisione di sviluppare l’edificio attorno a quattro scale, ognuna delle quali serve solo due appartamenti per piano: come a voler ricreare una dimensione più familiare e rurale del modo di abitare.
 
Tutti gli appartamenti hanno doppio affaccio sia sulla corte che su strada, anche quelli di solo due locali e inoltre tutti i bagni hanno almeno una finestra che li illumina di luce naturale.
 
Molto interessante è la soluzione degli ingressi:  sono tutti progettati per essere facilmente convertiti in piccoli uffici, tenendo così conto dei mutati stili di vita e della dimensione mutabile delle famiglie di oggi. Ogni appartamento ha poi ampi spazi esterni (balcone o terrazza sul tetto), posizionati in facciata a scacchiera per impedire la sovrapposizione delle ombre, in modo che volendo, i pasti possano sempre essere presi a cielo aperto.
I salotti sono molto ampi e luminosi, con ampie vetrate scorrevoli che forniscono un soleggiamento naturale durante tutto il corso della giornata.
 
Da un punto di vista tecnico-energetico, la scelta di dare all’edificio una forma semplice e compatta ha permesso di ottenere una dispersione energetica ridotta al minimo e di valorizzare al massimo la qualità  dei materiali utilizzati. L’ isolamento esterno e un utilizzo generoso della luce naturale consentono infatti all'edificio di ottenere un risparmio energetico molto elevato, e di raggiungere così molto facilmente la classificazione ambientale massima, che era l'obiettivo dei progettisti.
 
Per approfondimenti:
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