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VOGLIO UNA VITA AL VERDE
Prima delle specie animali, uomo compreso, era la vegetazione a dominare la terra. Quando l’ultimo campione di sopravvivenza, lo scarafaggio, se ne sarà andato, saranno ancora le piante a ricoprirla. Si sta lentamente facendo largo anche alle latitudini occidentali la consapevolezza che il mondo vegetale, spesso distrutto per far spazio al costruito, è anch’esso “casa". Per milioni di esseri viventi, animali o uomini, sopra o sotto le acque, la vegetazione è ancora riparo, materia prima edilizia, casa, appunto. Alghe, liane, latifoglie o sempreverdi sono il Fratello albero e la Sorella foglia che troppo spesso mancano nel nostro inventario di valori. Eppure nell’inconscio collettivo l’asse del mondo è un tronco. Sotto fichi, querce, sicomori si concepivano arditi sistemi di pensiero filosofico, si manifestava la divinità, si amministrava la giustizia. 

Nel rapporto con la Natura, resa domestica per quanto possibile, stava la chiave della sopravvivenza e la consapevolezza della propria continuità come specie. Lo sfruttamento, la frattura e il conflitto di cui percepiamo istintivamente la vanità e la predestinazione alla sconfitta, generano oggi anche nuove consapevolezze. 
Alla riscoperta della Natura come “farsi casa" si rifanno oggi alcune esperienze abitative denominate eco villaggi, in rete tra loro, sul modello dell’internazionale GEN (Global Ecovillage Network) o l’italiana RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici). O ancora le vere e proprie case sull’albero in sintonia con i sogni e i giochi dell’infanzia progettate da Roderick Romero. 
Convinto assertore di questa tendenza è Riccardo Rigolli, agronomo bolognese tra i principali progettisti nella creazione di coperture vegetali, impegnato nella costruzione del verde pensile indoor per l’edificio di Jean Nouvel a Maranello. Sull’esempio di Tokyo anche alcune amministrazioni comunali italiane hanno deciso di seguire le regole codificate nella norma UNI 11235. Con i finanziamenti della UE nel 2006 la l’Università di Tor Vergata e la Regione Lazio hanno avviato un intervento di trasformazione delle terrazze sui tetti in giardini pensili mentre Reggio Emilia ha introdotto nel regolamento edilizio incentivi volumetrici se la superficie coperta è a verde per più del 50%. 

Anche il concetto di giardino conosce una nuova filosofia di approccio. L’architetto Mario Occhiuto ne costruirà uno da sette ettari e dieci milioni di dollari a Tianjin, a trecento chilometri da Pechino e, per la gloria della tradizione del giardino all’italiana, se sorvolato formerà con piante, fiori, terrazze e giochi d’acqua la sagoma del busto della Venere del Botticelli che sorge dal fiume Hai He. 

A Torino l’artista Dominique Gonzales-Foerster sta costruendo secondo i principi dell’architettura bioclimatica (bioarchitettura o bio architettura) un labirinto a forma di quadrifoglio e un bosco denominato “Immigration" popolato di lucciole artificiali (led colorati) e in futuro vere. Sono il primo nucleo del Pav – il Parco di Arte Vivente – inaugurato il primo novembre al Lingotto di Torino. E infine il designer di gioielli islandese Hafsteinn Juliusson ha creato anelli da uomo e da donna a più dita in cui ha inserito frammenti di prato veri. Un “tirapugni vegetale" da innaffiare e indossare in vendita in una piccola serra-corner allestita al Reykjavik Art Museum ( alla voce growing jewelry nel sito).

Ma è la nuova sede dell’Academy of Sciences di San Francisco di Renzo Piano mimetizzata con il suo tetto erboso nel parco del Golden Gate, il vero manifesto di questo nuovo modo di riportare la natura nella nostra cultura proteggendola e osservandola per proteggere noi stessi e tornare a imparare. Nell’edificio vive un’intera foresta pluviale, 50mila malli di noce di cocco sono stati usati per il tetto biodegradabile su cui sono state piantate 1,7 milioni di graminacee autoctone che non richiedono irrigazione. Il tutto convive con 11 milioni di libbre di acciaio riciclato al 95%, 100mila cristalli sensori (cellule fotovoltaiche di nuova generazione) che coprono il 10% del fabbisogno del centro e i cascami di lanugine di scarto della lavorazione dei blue jeans ( vedi anche il nostro articolo " Un Piano per l'ambiente" in Sommario, sotto SPAZIO PROGETTATO- Sostenibile) . 

Nell’hortus conclusus, il giardino interiore che abbiamo bisogno di coltivare come dimostra il moltiplicarsi di iniziative di mostre e meditazione come quelle della Certosa di San Lorenzo a Padula crescono nuove consapevolezze che non rinnegano la tecnologia, ma ne fanno anzi parte integrante dei meccanismi di difesa e di ricerca. Ne fa fede il progetto inglese di Helvetia, ditta con sede a Oxford, specializzata in sistemi elettronici di tracciamento delle filiere alimentari: un codice a barre da diffondere gratuitamente per il commercio dei legnami. Ciò impedirebbe a trafficanti senza scrupoli di smerciare fusti secolari di essenze pregiate e a rischio nelle foreste pluviali. Madre Natura ringrazia come sa; monitorando emissioni inquinanti delle piante, ricercatori statunitensi hanno individuato un bosco di noci eccezionali che producono salicilato di metile (simile all’aspirina) a scopo immunitario. Un processo tutto da indagare con implicazioni di ampia portata per la scienza e la farmacologia. 

Per approfondimenti:
www.mappaecovillaggi.it
www.baumraum.de 
www.genitronsviluppo.com
www.rigolli.com
www.occhiuto.it
www.parcoartevivente.it 
www.hafsteinnjuliusson.com
www.calacademy.org
www.comune.padula.sa.it

Da leggere ai ragazzi: Il giardino segreto, di Frances Burnet Hodgson, 1911, Salani
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Dalla chiocciola al green building


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