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La pandemia globale ha evidenziato l’insufficienza del sistema a rispondere adeguatamente alle esigenze di base delle persone. L’agognato “ritorno alla normalità” significherebbe riprendere da dove eravamo rimasti, tornando quindi a un sistema economico poco equo che lascerebbe indietro moltissime realtà sociali ed economiche, addirittura di più rispetto al periodo pre-pandemia. Si può, anzi si deve, fare di meglio.

Il COVID-19 offre l’opportunità di ripensare il nostro modo di lavorare nel rispetto delle persone e del pianeta ridisegnando, in questo senso, i nostri sistemi economici e sociali.

A delineare i tratti di un nuovo inizio sono le società certificate B Corp, aziende che, come Goldmann & Partners (certificata B Corp dal 2017), sono già abituate a misurare il proprio impatto positivo all’interno delle comunità in cui operano e verso l’ambiente. Dinanzi alla tragedia dell’epidemia le B Corp hanno dimostrato grandi capacità di adattamento e cooperazione per resistere alla crisi adeguandosi alle nuove circostanze; in questo modo, sono riuscite a mantenersi a galla le une con le altre.

Resilienza e adattamento sono le parole-chiave delle nuove strategie di business nel futuro post-pandemia.

La ripresa necessita di un sistema economico che premi non più le strategie volte solo a limitare i danni, bensì quelle che si fanno carico di risolvere problemi sociali e ambientali a lungo termine. Un’economia di questo tipo è descritta nel modello a ciambella - Doughnut Economics - teorizzato dall’economista britannica Kate Roworth e già adottato ad Amsterdam per la ripartenza. Il modello definisce il campo di esistenza dello sviluppo sostenibile entro due limiti, il buco e la crosta della ciambella. Il primo rappresenta la dimensione sociale, la disponibilità di risorse di base che garantisce il rispetto dei diritti umani; il secondo, ovvero la crosta, rappresenta la dimensione ambientale e l’utilizzo di risorse naturali da parte dell’uomo. Superati questi confini, nell’uno e nell’altro senso, si verificano le condizioni di privazione umana e degrado ambientale rispettivamente. Lo sviluppo sostenibile è possibile solo nel rispetto di questi due limiti.

Un ecosistema è sano quando tutte le sue componenti sono in equilibrio e ciascuna contribuisce alla prosperità dell’intero sistema; se anche un solo elemento andasse in crisi potrebbe innescarsi un effetto domino con conseguenze devastanti diffuse in tutto il sistema. Un sano ecosistema economico, per mantenersi fiorente, necessita di funzioni che si completino e si controbilancino a vicenda:

  • un settore privato che riprogetti i propri modelli di business nel rispetto dei limiti sociali ed ambientali;
  • un settore pubblico efficace che mantenga la propria autonomia dal settore privato;
  • un settore no-profit che funga da catalizzatore del cambiamento e da punto di riferimento per le imprese e per le istituzioni;
  • partnership solide e diffuse in tutti i settori per aumentare la competitività rispetto ai singoli condividendo le risorse.

Trasformare la nostra economia è un compito monumentale, un cambiamento radicale che richiede di stipulare un nuovo contratto sociale tra governi, imprese, dipendenti e persone in genere.

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato quanto dipendiamo gli uni dagli altri e dai sistemi sui quali facciamo affidamento, dalla catena alimentare alla sanità. È evidente che qualcosa non ha funzionato. È tempo di riprogettare tali sistemi in un’ottica di lungo termine affinché siano caratterizzati da una maggiore resilienza e da obiettivi di prosperità condivisa. Le aziende devono investire più risorse nella cooperazione con altri settori e con i propri clienti, le organizzazioni no-profit devono creare partnership produttive e strategiche e le istituzioni devono fornire un’infrastruttura normativa che favorisca l’adozione di nuovi approcci.

In questo modo, utilizzando l’interdipendenza come principio guida per la progettazione dei nuovi sistemi economici, ciascuno potrà fare la propria parte.

Il cambiamento non avverrà se non lo rendiamo rilevante per tutti.

 

Crediti foto: bthechange.com; Kate Raworth and Christian Guthier The Lancet Planetary Health; F1 Digitals from Pixabay

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