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Sono molte le raccomandazioni che si sono succedute in questi mesi in tema di salubrità degli ambienti. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria si è assistito ad un progressivo aggiornamento delle misure di prevenzione e di contenimento del contagio parallelamente all’approfondimento della conoscenza delle modalità di trasmissione e di sopravvivenza delle particelle virali in aria o sulle superfici.

Le prime indicazioni sono state quelle riferite alla persona, poi sono arrivate alcune specificazioni in merito agli oggetti e alle superfici con cui si viene a contatto ed infine le raccomandazioni riferite agli spazi chiusi, luoghi domestici e spazi di lavoro.

Nei mesi scorsi diversi studi hanno portato alla luce una possibile correlazione tra la qualità dell’aria e la propagazione del virus; se prima ci si soffermava sul livello di inquinamento delle nostre città, e quindi della qualità dell’aria outdoor, le misure di distanziamento sociale, che ci hanno visto costretti alla permanenza presso le nostre abitazioni, hanno spostato l’attenzione pubblica sulla qualità dell’aria indoor. Inoltre, le prospettive di ripartenza e di un ritorno negli uffici, hanno posto la questione della salubrità degli spazi di lavoro.

Gli effetti della qualità dell’aria indoor sul benessere psico-fisico della persona sono in realtà noti da tempo. Già due anni fa la pubblicazione L’INQUINAMENTO INDOOR Aspetti architettonici, bio-giuridici e medico-scientifici dell’abitare, a cura della Fondazione Umberto Veronesi, che ha visto il contributo scientifico di Goldmann & Partners, descriveva non solo gli effetti sull’organismo delle sostanze tossiche presenti in ambiente, ma rintracciava nell’architettura l’origine di alcune problematiche conseguenti all’inquinamento indoor. La ricerca di Goldmann & Partners individuava le soluzioni a tali problematiche attraverso l’applicazione dei principi di bioarchitettura affrontando temi che spaziavano dalla progettazione degli spazi alla scelta di materiali e arredi a basso contenuto o emissività di sostanze tossiche, dalla gestione degli impianti al green cleaning, ovvero alla scelta dei prodotti per la pulizia.

L’emergenza sanitaria in corso ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica tutti questi temi sui quali, nella particolare circostanza attuale, si sono espressi non solo i professionisti della sanità, ma anche i tecnici, organizzazioni di ingegneri e impiantisti, che hanno fornito delle raccomandazioni specifiche circa la riduzione del rischio da diffusione del Coronavirus mediante gli impianti di climatizzazione e ventilazione in ambienti sanitari e nei luoghi di lavoro.

Il Gruppo di lavoro ISS (Istituto Superiore Sanità) Ambiente e Qualità dell’aria indoor, alla fine di marzoha pubblicato il Rapporto ISS COVID-19 n. 5/2020 - Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2. Il documento fornisce importanti indicazioni per il mantenimento di un buon livello di qualità dell’aria negli ambienti indoor, lavorativi e domestici.

Tra le raccomandazioni relative agli ambienti domestici, c’è quella di garantire un buon ricambio dell’aria attraverso la ventilazione naturale in modo tale da ridurre la concentrazione di inquinanti, quali VOC, PM10, CO2, etc., oltre che dell’aerosol biologico. Si raccomanda inoltre di mantenere condizioni termo-igrometriche idonee e di pulire accuratamente le prese, le griglie di ventilazione e i filtri degli impianti di climatizzazione ad aria. Rispetto a questi ultimi, il rapporto si esprime a favore dell’interruzione del ricircolo dell’aria.

Misure analoghe sono previste per gli ambienti di lavoro, per i quali si aggiunge il tema critico della ventilazione meccanica controllata e dei relativi impianti. Secondo le indicazioni dell’ISS gli impianti di ventilazione devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Durante il periodo di emergenza deve essere eliminata totalmente la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni (batteri, virus, ecc.) nell’aria.

Sulla gestione degli impianti meccanici durante l’emergenza si è espressa anche l’AiCARR, Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento Refrigerazione attraverso una serie di protocolli e di documenti, declinati sulla casistica possibile nei luoghi di lavoro, che confermano e integrano le indicazioni contenute nel report dell’ISS. Per minimizzare gli effetti della presenza di una persona infetta nel luogo di lavoro, AiCARR consiglia di ridurre significativamente il livello di occupazione degli ambienti. Sugli impianti di ventilazione il suggerimento è quello di farli funzionare alla velocità nominale o massima consentita per rimuovere le particelle sospese nell’aria (aerosol) e contenere la deposizione sulle superfici. Anche AiCARR afferma la necessità di chiudere le vie di ricircolo per evitare che l’aria immessa sia contaminata da quella estratta o espulsa dagli ambienti.

Raccomandazioni analoghe provengono a livello internazionale da REHVA Federazione delle associazioni europee di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria, che ha pubblicato sul proprio sito internet delle linee guida sulla gestione degli impianti aeraulici, mantenendole in costante aggiornamento.

Il parere della comunità tecnico-scientifica circa la gestione degli impianti degli edifici nel corso dell’emergenza è unanime. Le misure da adottare impongono di mettere in stand-by tutti quei funzionamenti virtuosi dal punto di vista del risparmio energetico. Il funzionamento degli impianti h24, indipendentemente dal livello di occupazione degli edifici, così come l’interruzione del ricircolo dell’aria, con conseguente immissione di aria di rinnovo il più possibile proveniente dall’esterno, sono misure che richiederanno un maggiore dispendio di energia. La stagione primaverile in corso riuscirà a contenere solo in parte l’entità del fenomeno.

Tra le molteplici occasioni di riflessione offerte dal Coronavirus c’è quella relativa alla progettazione degli edifici di un futuro ormai prossimo, allora la considerazione delle strategie passive sarà imprescindibile.

 

Crediti foto: Bru-nO; Tama66; Juhasz Imre

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